La Compagnia dell'Armanàc propone a Enti, Associazioni e privati la realizzazione di calendari illustrati e almanacchi che promuovano il territorio e i suoi prodotti, le arti, i mestieri, le attività di volontariato. Pubblicare un calendario o un almanacco con il nostro logo significa dare visibilità a una iniziativa culturale semplice, ma di sicuro impatto, e si contribuisce a finanziare attività dirette alla valorizzazione delle tradizioni locali.
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A proposito del termine "armanàc"

Qualcuno ha cominciato a dissertare - e questo non può che farci piacere - sulla correttezza della dizione "armanàc",
scelta per identificare la nostra associazione. Secondo alcuni, l'esatta e inderogabile grafia sarebbe "armanach". Conveniamo che il termine riportato in tal modo riconduce, tra l'altro, alla sua etimologia latina "almanachus" e al successivo arabo-apagnolo "al-manakh" . In francese, il termine "almanach" compare fin dal 1375.
Però... Anche la dizione "
armanac" è ben rintracciabile, nella lingua franco-occitana, ad esempio. Pensiamo a "L'armanac gascon", edito negli anni Ottanta in lingua occitana, e "L'Armanac de Mesclum", edito tuttora dall'Associazione IEO 06 della Alpi Marittime. Ad Arnad, Valle d'Aosta, esiste l'Armanac de Toubie, un grazioso albergo, e a Vercelli, l'editore Saviolo pubblica ogni anno l'Armanac 'd Versei...

Il punto non è questo. Se avessimo voluto concentrarci su attività che lavorano per il purismo della "lingua" Piemontese, non avremmo costituito un'associazione di volontariato ad ampio spettro. E, forse, ci saremmo chiamati la "Cumpania 'dl'Armanach".
Noi intendiamo sì richiamare l'idea del calendario, assunto però come mero simbolo e pretesto. La grafia scelta intende privilegiare soprattutto la facilità della comunicazione. Scrivere sulla barra di navigazione del sito www.armanac è più immediato che scrivere www.armanach, soprattutto per chi non è piemontese e ci sta ugualmente a cuore.
Per concludere: "Compagnia dell'Armanàc" è un logo, non un'anticamera per studi linguistici. Come tale, sarebbe stata lecita anche se avessimo scritto
Armanaq.
Quel che ci interessa veramente è fare qualcosa di utile per la nostra cultura, per allargare i nostri orizzonti, senza perdere il senso delle radici nè le lezioni della storia. Collaborando tutti insieme, senza cedere mai alle tentazioni dei piccoli feudi personali da coltivare e difendere, nè alla tendenza a cercare continuamente oggetti persecutivi privi di reali giustificazioni.

Il presidente
Luigi Zai

 


26 Marzo 1980
26 Marzo 2010
A Eugenio Sacchetti nel trentennale della riconoscenza





Il 26 marzo ricorre il trentennale della scomparsa del Maestro Eugenio Sacchetti, figura musicale “mitica” di Santhià. Fu musicista compositore, direttore, pianista e organista, insegnante e persino pittore.
Per ricordarlo, la famiglia ha promosso la costituzione di un Comitato investito dell’impegno di promuovere una serie di iniziative distinte dall’egida “A Eugenio Sacchetti nel trentennale della riconoscenza”.
A tale proposito, di riconoscenza, intendiamo, verso una figura che ha accompagnato decine di generazioni almeno sui banchi di scuola, dove le sue ore di “musica” si svolgevano all’insegna del buonumore, anche se lui si presentava serio e compunto nel suo abito elegante, stringendo fra le dita l’immancabile bocchino con la sigaretta fumante, a proposito di riconoscenza, dicevamo, sarebbe bello se le istituzioni, gli enti e le associazioni santhiatesi decidessero in questo anno di dedicare al suo nome qualche realtà significativa del panorama culturale e/o musicale della nostra città. La buttiamo come idea, consapevoli di non avere la forza di realizzarla, ma con la speranza di suscitare un interesse intorno a questa proposta.
Di seguito vogliamo delineare brevemente la figura di questo Maestro che diede l’avvio intorno alla musica ad una vera passione di famiglia, di cui l’insigne Maestro Arturo Sacchetti è tuttora noto rappresentante e strenuo interprete, ma che già indica nel nipote Eugenio il “genio” prosecutore e provetto di tale tradizione familiare.
La biografia “bandistica” è tratta dal volume “Due secoli di squilli, 1793 – 1993 – Banda musicale Città di Santhià”.
“Quello che può meglio tracciare, ed anche impreziosire, l’immagine di questo Maestro, un poco rude e burbero, difficile nell’ammettere persone alla sua confidenza, estremamente esigente con se stesso e con gli altri in musica, parco di parole e di giudizi, ancora vulnerabile (Lui, reduce da decenni di battaglie musicali di tutti i generi in prima linea!) e apprensivo ad ogni importante appuntamento musicale, è quello riguardante il repertorio bandistico. Il Maestro, affacciandosi in quel lontano 1935 all’agone bandistico, proveniva da una storica e consacrata tradizione: quella che richiedeva all’uomo guida nuove composizioni bandistiche e strumentazioni di opere famose. Erano a di là a venire le tonnellate di marce, pout-pourri, fantasie, ouverture, sinfonie, ballabili di opere famose, inni proiettati a scopo di lucro da potenti imperi editoriali sulle inermi e indifese bande amatoriali. E se ciò fosse anche accaduto, almeno nei confronti di determinati maestri, non avrebbe sortito effetto alcuno. Perché? Due sono le ragioni: la prima, di natura “ideale-artistica”, poiché ogni Maestro, e quindi ogni Banda, custodiva gelosamente il proprio repertorio, segno di distinzione, di blasone artistico, di originalità, di unicità; la seconda di natura pratica a motivo della difficoltà di adattare i materiali stampati per organici “tipo” a insiemi il più delle volte incompleti e squilibrati. E’ di conseguenza facile comprendere perché il Maestro Sacchetti approntasse “il giusto cibo musicale per i denti strumentali adatti”: era questa l’unica strada percorribile per far suonare la Banda, per ottenere massimi risultati con “ciò che passava il convento”!
Nei suoi 45 anni di magistero direttoriale si sono succedute fantasie su temi patriottici, operistici, popolari, sinfonici, cameristici, marce eroiche, da sfilata, sinfoniche, canzoni del Carnevale, dei coscritti, di varie compagnie, valzer da concerto, pout-pourri, melodie celebri: strutture queste “rivisitate” secondo quel fiuto, quell’intuito che abitano soltanto nei musicisti di razza. Ad ogni esibizione, le sue strumentazioni, come si dice in gergo specialistico, “suonavano”. Il segreto? Il Maestro, simile ad un cuoco provetto, esperto nel conoscere gli ingredienti e nell’amalgamarli fra di loro per ottenere un prestigioso risultato culinario, conosceva le possibilità dei suoi strumentisti al pari di ciò che aveva nelle tasche. Personalizzava la strumentazione, scegliendo il meglio delle risorse individuali: in realtà, le sue efficacissime orchestrazioni celavano all’interno di ogni parte la dedica ad uno strumentista. Forse non tutti hanno compreso questa meravigliosa offerta musicale che imparenta l’opera del Maestro Sacchetti con quella analoga di tanti illustri predecessori!

Questo sito si rivolge a tutti gli appassionati della cultura del territorio, al suo patrimonio di tradizioni, saperi, arti, mestieri, manufatti e prodotti gastronomici che hanno come riferimento le risorse del territorio, l'impegno volontario, l'educazione ad un umanesimo consapevole del proprio patrimonio di valori.
Assume come proprio simbolo il calendario tradizionale, quale corriere dei costumi e delle tradizioni popolari e del loro adattamento al mutare dei tempi, superando la banalizzazione della sua funzione operata, per contro, da una cultura diffusa, tendenzialmente superficiale e volubile.

Si rivolge altresì alle Istituzioni, agli Enti, alle Associazioni, che possono fare del calendario un efficace strumento di pubblicizzazione della loro attività e del loro impegno.

Il calendario diventa quindi un pretesto, simbolico, ma profondamente significativo, per proporre una gamma molto più ampia di iniziative culturali e sociali che intendiamo promuovere con il ricavato dei calendari pubblicati insieme a noi.
 
 
 
 



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