Abbiamo assistito a “Ciliegie”

Bravi!

Domenica 20 febbraio al Barbieri di Vercelli si è esibita la santhiatese Compagnia Sbiriulà Teatro

Splendida prova di maturità espressiva dimostrata dai giovani interpreti di Sbiriulà,  in un  teatro Barbieri gremito oltre ogni più rosea aspettativa.

L’ultima opera di Anton Cechov, “Il giardino dei ciliegi”, rappresentata per la prima volta a Mosca nel 1904, originariamente in quattro atti, è stata reinterpretata e ridotta ad atto unico dal bravo Luca Bertucci, di cui ci piace riportare una sua frase: “Bisogna andare a teatro per vivere un’emozione”.

E noi di emozioni ne abbiamo avvertite  molte, a dispetto di una trama non facile da dipanare per chi non è avvezzo ad assistere a opere di taglio innovativo.  Ma la recita è qualcosa che si regge da sé: la bravura espressiva  degli attori, la forza evocativa del gesto,  della voce modulata con sapienza, la scenografia e le luci, la cornice coreografica…  tutto ha concorso a saturare l’atmosfera di intense emozioni che sapevano di nostalgia, di rimpianto, appena alleggerite da una nota farsesca e talora esilarante che lo stesso Cechov aveva inteso instillare nel tuo copione.

L’opera, come si è detto,  non era di immediata comprensione, bisognava prepararsi prima, magari navigando su wikipedia. Un’opera azzeccata per i giorni nostri, in cui si sgretolano antichi equilibri, insieme alle certezze che li sostenevano, come agli albori del Novecento nella Russia di Cechov, solo tre lustri prima della Grande Rivoluzione.

E il Giardino dei Ciliegi, simbolo di quel paradiso perduto che affonda le radici nell’infanzia e nella quiete di privilegi fino ad un certo momento indiscussi, pure quello viene alienato, messo all’asta, abbattuto, mentre tutti se ne vanno. Via, incontro a nuova vita, forse. Solo il vecchio Firs, incapace di allontanarsi, attende sul posto la sua fine.

Un esperimento non facile quello della Compagnia di Santhià, che ha visto i propri sforzi premiati e che ci aspettiamo non si esauriscano qua. Complimenti ragazzi!

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Un commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Mariella
    feb 21, 2011 @ 12:30

    Bravissimi come sempre!!!

Cosa facciamo

La Compagnia dell'Armanàc si propone come piccolo laboratorio aperto di idee per la valorizzazione della cultura locale, del territorio santhiatese, vercellese, piemontese in genere. Non senza attenzione per gli spunti provenienti da "altre" culture, da "altre" conoscenze, convinti che l'incontro e lo scambio arricchiscono e contribuiscono alla pacificazione. E' così che organizziamo serate con proiezioni di documentari, mostre fotografiche, presentazioni di autori e di opere, eventi musicali, camminate in mezzo al paesaggio con visite a siti e luoghi di interesse antropologico. Realizziamo cortometraggi e in alcuni casi pubblichiamo libri. Crediamo nell'"estetica dell'etica" e per questo ci siamo iscritti a Libera, l'associazione di don Ciotti che si batte contro le mafie.