L’Islanda: terra sospesa fra fuoco e ghiaccio

Santhià, 20 Marzo, ore 21, Biblioteca Civica

Proiezione di straordinarie immagini commentate dall’autore Alberto Monti

L’Islanda è un’isola geologicamente giovane ed ancora in corso di formazione. Quest’isola ha un’origine esclusivamente vulcanica testimoniata presenza di moltissimi vulcani ed è la parte emergente di una lunga dorsale che si snoda sotto l’oceano.

L’isola è situata all’incirca in corrispondenza del circolo polare artico; di conseguenza è anche sede di enormi ghiacciai che ricoprono i vulcani per uno spessore medio di 700 metri. L’interazione fra vulcani e ghiacciai genera spettacolari alluvioni che hanno contribuito moltissimo a conformare il paesaggio islandese.

Nel corso della serata presenterò un breve filmato che documenta per la prima volta tutte le fasi di un’eruzione combinata con lo scioglimento del ghiacciaio.

Sarà anche l’occasione per mostrare come l’Islanda rappresenti l’evidenza terrestre e visibile dei grandiosi fenomeni sottomarini che hanno prodotto la nascita dei continenti e degli oceani.

L’Islanda non è solo un interessante laboratorio per sperimentare teorie geologiche: è anche una terra aspra e dolce allo stesso tempo, con splendidi panorami, sorgenti e laghi di acqua calda, solfatare, grandiose cascate, agili e robusti cavalli, moderne architetture.

Diapositive e materiale fotografico

Saranno proiettate fotografie riguardanti

-        le faglie a nord e a sud che testimoniano il processo di formazione dell’isola

-        geysers

-        solfatare

-        le cascate più spettacolari

-        vulcani

-        paesaggi

-        cavalli islandesi

-        curiosità

-        Reykiavik

-        ed il film di una spettacolare eruzione di un vulcano sub-glaciale

Completano l’esposizione

-        grafici

-        animazioni,

-        fotografie a commento

Una terra ancora in formazione

L’Islanda è un’isola di origine vulcanica, geologicamente giovane (20 mln di anni circa) e ancora in corso di formazione.

La geologia dell’Islanda è molto particolare, in quanto l’isola è la più ampia terra emergente della lunga dorsale medio-atlantica, anzi è l’espressione terrestre e visibile di un fenomeno che si estende sotto la superficie dell’Atlantico e che, raccordandosi con le dorsali esistenti sui fondali degli altri oceani, è stata la chiave per capire il processo di formazione delle terre emerse del nostro Pianeta

La deriva dei continenti

E’ la teoria sulla formazione dei continenti generalmente accettata sino alla metà del secolo scorso.

In origine la Terra era composta di magma liquido che incominciò a solidificarsi partendo dai due punti più freddi del pianeta, cioè dai due poli.

E quindi inizialmente si formarono due supercontinenti che con il progressivo raffreddamento e solidificazione del magma si sono espansi ciascuno in direzione dell’equatore, fino ad unirsi/scontrarsi formando un unico supercontinente, detto  Pangea, che, nel volgere di molti milioni di anni, si è fratturato in tante placche a causa della riduzione del volume del magma sottostante, dovuta sia alla sua solidificazione, sia alla sua fuoriuscita attraverso i punti più sottili della crosta, i vulcani.

L’ipotesi che i continenti non siano sempre stati nella posizione odierna ma che si siano allontanati l’uno dell’altro deriva dalla constatazione che il profilo delle coste dei continenti, sopratutto quelli atlantici, dimostra chiaramente che essi dovevano essere uniti.

Anche lo studio dei fossili portava alla conclusione che, per esempio, il Nordamerica e l’Europa avevano avuto in passato una flora comune, che in Africa ed in Sudamerica erano stati rinvenuti fossili di animali e piante delle stesse specie, vissuti nella stessa era geologica.

D’altro canto lo studio delle tracce lasciate sulle rocce degli antichi ghiacciai dimostravano che India, Australia. Africa meridionale e America meridionale erano state coperte contemporaneamente dai ghiacci e quindi erano unite.

Questa ipotesi ci racconta quindi come queste grandi placche del nostro pianeta “galleggino” sul magma fuso sottostante e siano in continuo reciproco lentissimo movimento.

E’ possibile “ricostruire” e datare in ere geologiche le varie posizioni assunte dalle placche dalla configurazione della Pangea (225 Ml di anni fa) sino alla configurazione attuale ed anche prevedere l’assetto delle terre emerse fra milioni di anni; la teoria però non è capace di spiegare quale sia il “motore” in grado di spostare i continenti.

La spiegazione è giunta solo pochi decenni fa e, inaspettatamente, non a seguito delle ricerche sulle terre emerse, ma sui fondali degli oceani.

La tettonica a placche

I movimenti reciproci delle placche interessano i margini delle placche stesse e producono  sostanzialmente tre tipi di fenomeni geologici:

-          Margini a scorrimento laterale “conservativo” lungo i quali la crosta non viene mai né creata né distrutta, come nel caso della ben nota faglia di Sant’Andrea ove le placche del Pacifico e del nord America scorrono, l’una verso nord, l’altra verso sud.

-          Margini di subduzione “distruttivi” lungo i quali le placche si scontrano ed una placca si infila sotto l’altra, come ad es. il margine orientale della placca di Nazca che slitta sotto il margine occidentale della placca sud-americana, dando origine alla catena montuosa e vulcanica delle Ande o gli archi insulari del Pacifico.

-          Margini di accrescimento “costruttivi” lungo i quali le placche si allontanano simmetricamente l’una dall’altra e lo spazio creatosi viene occupato da nuovo magma che risale dal mantello. Tale fenomeno è responsabile della formazione degli oceani, della loro espansione e della nascita sul fondo degli oceani di catene montuose dette dorsali oceaniche.

La fuoriuscita di materiale lavico, provocando l’allontanamento simmetrico fra due placche, è quindi il “motore” della deriva dei continenti e se due placche si allontanano, le placche adiacenti  si scontrano o scorrono reciprocamente.

Le conseguenze di questi moti/scontri sono i terremoti ed i fenomeni vulcanici, la formazione delle grandi catene montuose (Montagne Rocciose, Ande, Himalaya, le stesse Alpi,…), la nascita degli oceani, la distribuzione geografica delle faune e flore fossili.

Vulcani e terremoti non sono distribuiti a caso ma secondo precise fasce geografiche. La maggior parte dei vulcani terrestri si trova lungo i margini ove le placche si scontrano, mentre il sistema vulcanico più importante è però quello formato dagli innumerevoli punti di emissione distribuiti lungo le dorsali oceaniche che alimentano un imponente vulcanismo sottomarino responsabile del fenomeno dell’espansione dei fondali. In alcuni casi tali edifici  possono  emergere  ( Islanda, Azorre, …) ma l’attività geologica è in pratica ininterrotta lungo tutto il sistema di dorsali.

La distribuzione dei vulcani coincide in grandissima parte con quella dei terremoti in quanto le due tipologie di fenomeni sono legati alla medesima causa.

Le dorsali oceaniche

Dalle fratture che interessano le placche in allontanamento sgorga materiale lavico che si accumula sui bordi delle due placche  formando due catene montuose parallele alte anche 3-4 mila metri, separate appunto da una profonda depressione (o frattura) che rappresenta appunto il confine fra le due placche.

L’esistenza di una dorsale oceanica fu ipotizzata nel 1850, ma la conferma avvenne durante la spedizione della nave Challenger nel 1872 impegnata nella ricerca della localizzazione più adatta al posizionamento di un cavo telegrafico sottomarino fra le due sponde dell’Atlantico.

La mappatura dei fondali oceanici condotta negli anni sessanta mostrò un inatteso profilo altimetrico delle valli e delle creste indicante che le vallate centrali erano ancora sismologicamente attive ed epicentro di molti terremoti.

Fu rilevato che la dorsale faceva parte di un sistema di creste ed avallamenti oceanici lungo circa 40.000 chilometri.

L’esame della polarità del magnetismo terrestre “imprigionato” nelle rocce lungo queste dorsali ha permesso di scoprire che le rocce hanno età crescenti via via che ci si allontana dalla frattura. Le rocce vicine alla frattura hanno origine più recente (700 mila anni), mentre quelle situate a maggiore distanza datano anche 3 milioni di anni.

Inoltre lo studio dello spessore dei sedimenti del fondo ha rilevato che lo spessore è molto minore nelle zone più vicine alla dorsale.

Questa scoperta consentì di capire che i fondali oceanici si espandono e la loro espansione è il motore di tutti i fenomeni geologici del nostro pianeta; la teoria della tettonica a zolle è quindi anche in grado di convalidare l’ipotesi della deriva dei continenti.

Geologia e vulcani dell’Islanda

La nascita geologica dell’Islanda è dovuta all’allontanamento delle due placche confinanti che costituiscono il supporto del continente Euro-Asiatico ad Est e del continente Nord-Americano ad Ovest. Questo allontanamento è iniziato 180 mln. di anni or sono ed ha prodotto la formazione dell’oceano Atlantico.

La dorsale montuosa creatasi sul fondo dell’oceano lungo margini di queste due “zattere” in alcuni punti è emersa alla superficie determinando la formazione di isole, la maggiore delle quali è appunto l’Islanda.

Altre affioramenti sono rappresentati dall’arcipelago dalle Azorre, da Ascension, da Tristan de Cunha, e da un altro piccolo numero di isole e rocce distribuite in entrambi gli emisferi.

L’Islanda ha quindi un’origine esclusivamente vulcanica ed è posizionata in corrispondenza di un “punto caldo” molto attivo che si trova a cavallo della dorsale medio-atlantica che divide l’isola in due parti lungo una direttrice che va da nord-est e sud-ovest.

Le due parti si separano in continuazione ad una velocità di circa 2 centimetri all’anno e l’evidenza della frattura è molto ben visibile sia a nord che a sud dell’isola.

Questa frattura sembra “emergere” dal mare per poi “inabissarsi” dalla parte opposta.

L’Islanda è composta da enormi strati di colate laviche successive che risalgono dal fondo del mare da una profondità compresa fra 900 e 1500 metri per innalzarsi fino a 2000 metri sopra il livello del mare. Queste colate laviche formano, all’interno dell’isola, altopiani che spesso superano i 500 metri di altezza.

Un’idea di come l’Islanda possa essersi formata si è avuta nel 1963 quando poco distante dalla costa sud ha cominciato a formarsi dal mare una nuova isola vulcanica: una serie di effusioni laviche si sono accumulate sul fondo del mare, profondo in quel punto 130 metri, ed in poco tempo hanno formato l’isola di Surtsey alta sino ad oggi fino a 170 metri.

Il vulcanismo islandese è molto particolare. Sia i vulcani oggi attivi che quelli non più attivi sono in molti casi del tipo “lineare” in cui la lava fuoriesce da una frattura e quando l’eruzione termina le distese di lava nascondono la bocca eruttiva. La frattura può essere lunga anche parecchi chilometri e fluisce espandendosi su entrambi i lati.

Questi vulcani sono riconoscibili in quanto il loro aspetto non è conico come la maggior parte dei vulcani del mondo; si presentano come montagne piatte lunghe parecchi chilometri come la loro frattura eruttiva, con sezione trapezoidale.

Altri vulcani sono sepolti sotto enormi ghiacciai e le loro eruzioni provocano straordinari e spettacolari disgeli ed alluvioni.

Conseguenza dei fenomeni vulcanici è l’abbondanza di geysers e di sorgenti calde, importanti anche dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico del Paese.

Nelle varie fasi storiche della crescita dell’isola si sono succeduti almeno 18 sistemi vulcanici. I vulcani oggi attivi sono localizzati lungo la frattura; i vulcani non più attivi sono distanti dalla frattura, a testimonianza dell’allontanamento delle due parti e del  progressivo riempimento della frattura con apporto di nuovo materiale eruttivo che si solidifica fino alla sua riapertura al successivo evento eruttivo.

Il vulcano Grimsvotn

E’ un particolare vulcano subglaciale di tipo lineare posizionato esattamente al centro del grande ghiacciaio Vatnajokull, che è il più grande d’Europa ed ha, in corrispondenza delle bocche eruttive, uno spessore medio di 700 metri.

La caldera, profonda 500 metri e ampia 35 chilometri quadrati, contiene un lago completamente ghiacciato.

Lì sotto le solfatare del vulcano, continuamente in attività, sciolgono il fondo del lago: in assenza di eruzioni le acque residue si accumulano traboccando in media ogni cinque anni e provocando inondazioni spettacolari e altamente distruttive con un flusso d’acqua di 10.000 metri cubi al secondo.

Se il vulcano entra in eruzione, l’interazione violenta fra vulcano e ghiacciaio porta ad inondazioni catastrofiche con portate d’acqua di milioni di metri cubi al secondo e conseguenze molto imprevedibili.

Sono proprio tali sfoghi subglaciali che hanno conformato, più di qualsiasi altra cosa, il paesaggio islandese.

Mostrerò l’eruzione del 29 settembre 1996: il documentario è particolarmente interessante poiché per la prima volta è stato possibile seguire studiare e filmare tutte le fasi del fenomeno, anche con spettacolari riprese dall’alto mentre la calotta del ghiacciaio esplodeva e nel ghiaccio si formava un canyon  lungo 10 chilometri e largo 500 metri

Nota

L’ultima eruzione Islandese si è avuta nell’aprile 2010 quando il vulcano Eyjafjoll posto sotto il ghiacciaio Myrdalsjokull  ha sprigionato una nube di cenere che ha paralizzato per una settimana i voli di quasi tutta l’Europa

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