La lingua piemontese, un’opportunità per il nostro futuro

Martedì 14 dicembre, ore 21, Biblioteca Santhià

Serata in compagnia di Gioventura Piemonteisa di Torino

Presentazione dell’argomento e scambio di opinioni su un tema di crescente interesse, anche in vista del 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Intervengono Carlo Còmoli e Jean-Michel Novèro, con visione di DVD con interventi del prof. Gilardino, noto linguista, glottologo e abile oratore. Con lettura di favole e filastrocche.

Un incontro appassionante che potrebbe spingerci a fare un “salto di qualità”: passare dal piemontese parlato al piemontese letto e scritto senza difficoltà. Insomma, passare dall’uso saltuario di termini dialettali a un perfetto eloquio nella nostra lingua storica.

Le lingue storiche del Piemonte sono quelle storicamente parlate sul suo territorio: il piemontese, l’occitano, il francoprovenzale, la lingua dei Walser. Tali lingue rappresentano un patrimonio culturale per l’intera comunità regionale, oltre che per l’intera Umanità.

Tra queste, il piemontese rappresenta una lingua autonoma, distinta sia dall’italiano che dal francese, e parlata da oltre 2 milioni di persone (dati Università di Torino / Regione Piemonte 2007). Lo Stato italiano sinora si è rifiutato di riconoscerla, condannandola a una lenta estinzione in nome della volontà colonizzatrice di chi vorrebbe annullare ogni differenza tra i popoli e le culture.

Ma esiste una proposta di legge bipartisan – la n. 3520, presentata alla Camera il 1° giugno 2010 – che consentirebbe di aggiungere la minoranza linguistica piemontese all’elenco delle lingue e delle culture minori già tutelate in Italia (albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo).

Se questa proposta passasse, i risvolti che potrebbero verificarsi nei prossimi anni sarebbero tutt’altro che trascurabili. Per fare solo qualche esempio:

- anche il piemontese verrebbe insegnato ufficialmente nelle scuole e utilizzato negli uffici pubblici;

- aumenterebbe il numero di pubblicazioni, di concorsi letterari, di spettacoli e concerti realizzati in piemontese;

- verrebbero installati cartelli toponomastici con la dizione corretta dei vari centri abitati e frazioni;

- i telegiornali regionali (e, più in generale, le attività informative e promozionali) prevederebbero servizi (e articoli) sia in italiano che in piemontese.

Insomma, si darebbe ufficialità a un bilinguismo che di fatto già esiste, ma che non è mai stato riconosciuto a livello istituzionale. Non si tratta di folklore (che pure può avere la sua importanza, anche dal punto di vista turistico, basti pensare a quanto avviene in Valle d’Aosta o in Alto Adige), ma si restituirebbe – seppur tardivamente – un briciolo di dignità a un popolo che ha quasi perso del tutto la propria identità, schiacciato da un secolo e mezzo di (più o meno strisciante) oppressione culturale italiana.

Durante l’incontro, i rappresentanti del movimento culturale “Gioventura Piemontèisa” avranno la possibilità di approfondire queste tematiche, ripercorrendo le principali tappe del loro impegno, i risultati raggiunti, quelli “sfiorati” e quelli che restano da raggiungere.

Verranno inoltre affrontate tematiche importanti, come l’uso della koiné e la possibilità di continuare a utilizzare le diverse parlate locali utilizzando la grafia corretta, la necessità di recuperare termini oggi meno usati ma in grado di permettere l’abbandono di tanti italianismi, ecc.

Mario Matto

Per approfondimenti visitare il sito www.gioventurapiemonteisa.net

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